Se vi sentite ispirati mandatemi il post via email gaia.costantino@gmail.com per pubblicarlo qui.
A presto, buon viaggio e buona vita!
Abbiamo il primo post: Marco da Roma3 ci scrive:
Salve, vorrei contribuire al tuo
blog!
Mi sono laureato in Ingegneria
Informatica in circa otto anni, triennale con 99 e specialistica con 110, negli
ultimi due anni ho lavorato a tempo quasi pieno. Appena laureato ho cercato
lavoro in Italia, mandando curriculum ovunque su internet e ricorrendo anche
alla classica raccomandata di Poste Italiane (avrò mandato 50 raccomandate a
svariate aziende di Roma).
Ho tentato il maggior numero di
colloqui possibile, anche per capire cosa veramente offriva il mercato del
lavoro e cosa gli informatici facevano in pratica; ne ho affrontati molti, in
grandi e piccole aziende italiane: non mi hanno mai proposto dei test seri, la
maggior parte ha giudicato il mio cv e fatto domandine sparse senza testare
l'adattabilità delle mie capacità al ruolo per cui applicavo. L'offerta massima
che avevo ricevuto per un contratto a progetto era di 1280€ netti al mese.
Cercando offerte lavorative su monster.com, avevo usato qualche
parolina magica sul cv (OpenGL) e inaspettatamente (il cv era persino in
italiano) ho ricevuto una telefonata da un recruiter dal Regno Unito. Dopo
pochi giorni mi chiama un indiano (che poi scopriro' essere il mio capo,
veramente un ottimo manager) per un colloquio telefonico-barzelletta. Ancora mi
metto a ridere se penso che ho negato di aver studiato "Algoritmi":
avevo capito "El gordon" invece di "Algorithms" e mi
domandavo che cavolo di linguaggio di programmazione fosse. Mi sottopongono a
diversi test, in cui dimostrare le mie capacità di ragionamento e non solo le
mie conoscenze teoriche. Ovviamente il mio inglese era di tipo scolastico,
ossia ottimo in lettura e comprensione, discreto in conversazione, nullo nel
capire gli inglesi veri.
Dopo un mese circa (io non
credevo di esser passato), mi hanno fatto un'offerta che ho subito accettato senza
neanche pensarci, circa 1600£ mensili. Londra (e le zone periferiche),
contrariamente a quel che si dice, non è più costosa di Roma, la mia città
natia, a parte il folle costo di metro e treni, seppur ottimi come servizio.
Gli aumenti di stipendio, crisi
permettendo, erano programmati nel contratto: 1 o 2 all'anno in base al livello
(io ero ovviamente un semplice Graduate Design Engineer, essendomi laureato 4
mesi prima). Nel mio caso c'erano anche premi in azioni, di cui però non ho mai
usufruito, in quanto vincolate a 3 anni di lavoro consecutivi (molto
remunerative nel mio caso: avrei guadagnato almeno 5 volte il loro valore
iniziale se fossi rimasto lì così a lungo).
Nel Regno Unito non esiste
contratto a tempo indeterminato all'italiana: l'azienda può licenziarti quando
vuole (con 1-2 mesi di preavviso); ti offre spesso servizi sanitari
complementari e altri benefit come "pension scheme" e assicurazione sulla vita.
Fino a 35K £ l'imposta sul lavoro
e' del 22% , dai 35K in su lo stipendio viene tassato al 40%. Il tutto
facilmente calcolabile senza le decine di voci scritte e tasse
statali/regionali/provinciali/comunali nelle buste paga italiane. In UK si va
in pensione a 65 anni, la pensione statale è bassa ed è consigliabile farsene
una privata. Avevo 23 giorni di ferie all'anno e ogni anno ne avevo diritto ad
uno in più (fino ad un limite di 28).
Contratti a tempo determinato (a
progetto e simili) esistono, ma vengono usati per persone che vogliono lavorare
3-6-12 mesi, nel caso in cui le aziende abbiano un buco di qualche mese
(maternità, progetti a scadenza breve). Questi contratti sono pagati di più,
mensilmente parlando, rispetto ai "permanent contracts" proprio perchè
con meno garanzie.
Lavorare lì era tranquillo e
piacevole: dalle 9 alle 17.30 con 1 ora di pausa (in UK ci sono 37.5 ore
settimanali), con flessibilità di un'ora per entrare e uscire (ottima cosa al
posto dei permessi per quando si è bevuto una pinta di troppo la
sera prima).
Non ero mai stressato, era
davvero un piacere andare a lavoro. Tornare spesso a casa alle 18 era persino
strano (in Italia ero abituato a tornare puntuale per la cena, alle 20 circa);
tante volte ho preferito lavorare anche un'ora in più, magari mettendomi a
leggere/studiare qualcosa, per poi andare direttamente a mangiare in qualche pub
londinese.
Dopo due anni e gli ultimi 4 mesi
con soli 3 giorni di sole (l'inverno più freddo e lungo inglese da svariati
lustri) ho preferito cercare altrove, il lavoro cominciava ad essere troppo
statico. Ho mandato curriculum ad aziende nei pressi di Londra (nel momento peggiore
del mercato devo dire) e un po' ovunque in Europa.
Ho fatto diversi colloqui con
grosse aziende europee e sono stato contattato anche da una startup svizzera
che lavora nell'ambito della computer vision ed alla fine ho ricevuto due offerte,
la prima da questa startup e un'altra da un competitor della mia precedente
azienda. Le offerte si equivalevano (in Euro, più o meno il doppio di quanto
prendevo in UK), ed ho scelto la Svizzera per essere più vicino all'Italia, o,
per meglio dire, al sole, ma soprattutto per il tipo di lavoro, molto più
appagante in termini di "contatto col cliente" e di cose nuove da
imparare, anche se meno organizzato e tranquillo di quello in UK.
Ovviamente non conosco la lingua
francese (vivo a Ginevra), ma l'inglese, con un po’ di italiano, mi sono più
che sufficienti per lavorare e vivere.
L’Italia, o meglio Roma, mi manca
eccome, a parte ovviamente il traffico.
Suggerisco a tutti di partire, di espatriare: non è un passo così difficile
come si può pensare. Ryanair e Easyjet sono vostre amiche: non sentirete troppo
la mancanza dei vostri amici/familiari. Ci sono italiani ovunque e tutti con
molta voglia di fare e di divertirsi.
L'esperienza è impagabile, non
solo dal punto di vista dell’arricchimento delle competenze, ma anche per
l'apertura mentale che si raggiunge nell'interagire con diverse culture e modi
di pensare.
Sul lavoro ho trovato molta
competitività genuina: impossibile trovare sul lavoro qualche imbucato o
raccomandato. Difficile che si creino tensioni o invidie, gli stipendi sono
adeguati alle capacità e allo stile di vita. Ci si sente spesso "coccolati"
dall'azienda e si ha più tempo libero per dedicarsi alle proprie passioni,
piuttosto che perdere una mattinata di coda in Via Ostiense per pagare una
multa.
Non ho mai trovato sulla mia
strada particolari cervelloni (anzi, ho rivalutato l'istruzione italiana,
persino quella del liceo): tutte persone con voglia di fare e le cui abilità sono
semplicemente adeguate alle necessità dell'azienda.
Non sto qui ad annoiarvi con le solite parole che i servizi sono migliori, che ci sono meno prepotenti e coatti (anche
tra gli informatici ahah), bla bla bla, perchè ormai è persino
fastidioso.
Per concludere: all'estero, secondo me, si vive meglio, sicuramente dal Lunedi' al
Venerdi'.
Tutti possono provarci, basta un minimo di volontà e fortuna.
In particolare per gli informatici i paesi anglosassoni e la Germania
sono il paese dei balocchi, almeno come numero di posizioni lavorative aperte che si trovano sui maggiori motori di ricerca.
Ancora devo riuscire a capire perché, se metto "linguaggio C"
come keyword su Monster.com e altri motori di ricerca, solo in Italia vengono fuori
offerte di lavoro come autista di camion invece che per software engineer.