martedì 11 ottobre 2011

Ma dove sono le donne imprenditrici?

Da quando l'idea di fondare una mia azienda fa parte delle possibilità che vedo per il  futuro, ho iniziato a guardarmi intorno per capire quale sia la situazione attuale delle donne imprenditrici ed in alti gradi dirigenziali.

Mentre ero in Silicon Valley ho avuto la possibilità di partecipare a vari eventi incentrati su questo tema (due esempi qui) e sono rimasta davvero colpita da come questa enorme quantità di donne con grandi ambizioni e grandi risultati rimanga spesso nella penombra. Infatti la maggior parte di fondatori di nuove startup che ho incontrato in questi tre mesi erano uomini, solo andando a questo tipo di eventi mi sono resa conto che un piccolo movimento di donne che ci provano e ce la fanno esiste.

Ma partiamo dal principio: chi prende solitamente le decisioni di acquisto in una famiglia?
Nella nostra vita quotidiana, tutti sappiamo che i capifamiglia in questo senso (e non solo) sono le donne.
Ok, io sono una donna, voglio fare l'imprenditrice, ma qui vi parlo da ingegnere gestionale: l'80% delle decisioni di acquisto per prodotti di consumo sono prese da donne (articolo di Techcrunch: "Why women rule the internet"), ma il 90% dei prodotti è ideato da uomini: qui c'è qualcosa che economicamente non torna!

La presenza delle donne nei vertici aziendali continua ad essere fortemente al di sotto di quella degli uomini: solo il 15,7 % dei consigli di amministrazione delle aziende appartenenti alla classifica "Fortune 500" del 2010 è al femminile e questo numero scende al 2.8% se guardiamo gli amministratori delegati (fonte: catalyst).
Nonostante il numero di imprese statunitensi fondate da donne sia duplicato dagli anni '90 agli anni 2000, secondo un recente studio della Kauffman Foundation  la percentuale delle attività imprenditoriali gestite da donne rimane il 35,3%.

Ma cos'è che succede man mano che si va avanti nel tempo? 
Non vi ricordate a scuola, quando di solito erano le ragazze ad andare meglio in matematica e scienza? Dove finisce crescendo quell'attitudine di eccellenza nel mondo imprenditoriale? Quali sono i problemi che le donne incontrano durante la loro carriera professionale? E come mai le grandi capacità organizzative tipiche delle donne non trovano il dovuto spazio nelle aziende?

Un articolo dell'Economist del 2009 puntava il dito sulla maternità: per le donne diventare madri sembra essere una scelta alternativa a quella di fare carriera o fondare un'impresa; secondo questo studio, in America le donne senza figli guadagnano in media quanto gli uomini, mentre le madri molto meno.
Ma i figli non si fanno in due? Perchè io dovrei scegliere se avere dei figli o fare carriera, mentre un uomo queste possibilità le ha entrambe?

Credo che siano la cultura, le politiche e i preconcetti a dover cambiare e non solo da parte degli uomini.
Per una donna essere giudicata una brava manager è davvero difficile: se sei autoritaria e aggressiva vieni vista come una str...a senza femminilità; se invece sei accomodante e carina spesso vieni giudicata incompetente e questo indipendentemente dal sesso dei tuoi interlocutori.
La difficoltà per le donne è anche data dalla scarsità di esempi di donne di successo da seguire all'interno delle organizzazioni: una donna che segua durante la sua carriera solo esempi maschili ad alti livelli manageriali non potrà mai far leva sulle caratteristiche organizzative tipicamente femminili che la porterebbero a distinguersi.

In U.S.A ho avuto modo di scoprire l'esistenza di moltissime associazioni e organizzazioni con l'obiettivo di cambiare la cultura aziendale riguardo alla presenza femminile e a promuovere a partire dalle scuole una educazione imprenditoriale femminile; qui alcuni link.

Ma qual è invece la situazione in Italia?
I dati del rapporto "Donne ai vertici dell'economia italiana "del 2010 di ManagerItalia sono davvero poco confortanti: solo l'11,9% dei dirigenti delle aziende private italiane sono donne, contro il 33% della media europea. Le donne imprenditrici italiane sono solo il 23,3%. Tutto ciò a fronte di una maggioranza femminile (+ 26%) fra i laureati "questo a conferma del fatto che le donne su alcuni fronti, soprattutto dove vale il merito e non ci sono condizionamenti culturali, hanno sorpassato gli uomini e possono e devono essere la principale risorsa per lo sviluppo e la crescita dell’economia, che oggi è prima di tutto economia della conoscenza"(cit. rapporto ManagerItalia)

Ho cercato quali siano le principali organizzazioni italiane che promuovono lo sviluppo di una cultura imprenditoriale femminile: la più importante è l'"Associazione imprenditrici e donne dirigenti d'azienda" (AIDDA), la cui presidentessa è anche a capo della associazione mondiale per donne imprenditrici FCEM.
Immagino che non sia per niente facile promuovere una cultura femminile di eccellenza in un Paese dove la figura della donna come mero oggetto è all'ordine del giorno, dove il premier, indeciso sul nome da dare al partito, propone divertito "ForzaGnocca".
Il secondo dei siti che appaiono nella lista di google digitando "donne imprenditrici": donneimprenditrici.it, il quale si propone come un "network  al femminile dedicato a manager, professioniste, imprenditrici e aspiranti tali in tutti i settori". Sono rimasta davvero stupita nell'andare a visitare il blog rivolto alla promozione della donna imprenditrice scritto dalla presidentessa di tale associazione, la quale mi sembra riproponga lo stereotipo della donna oggetto nell'immagine dell'homepage.

Spero davvero che con il tempo e la nostra determinazione questa situazione possa cambiare. 
Sono convinta che una maggiore presenza delle donne nel mondo imprenditoriale non posso far altro che migliorare e incrementare le prestazioni aziendali (come dimostra la ricerca catalyst "The Bottom Line: Corporate Performance and Women's Representation on Boards"); d'altronde la diversità è sempre la chiave del successo.

martedì 4 ottobre 2011

E io fra 5 giorni dovrei tornare in Italia...

Siamo giunti alla frutta, la dittatura c'è, esiste, ma continuiamo ad essere ciechi e a pensare a una democrazia. Questo post non è nello spirito del blog, ma oggi la mia indignazione è troppo grande per non dire la mia.

La pagina di Wikipedia Italia sta per essere oscurata (provare per credere: link qui).
Sì, perché la nostra libertà di utenti internet (anche quella) sta per essere oscurata, Wikipedia ne è sempre stata il simbolo.

Il DDL intercettazioni permetterà a chiunque si senta offeso o in qualche modo colpito dal contenuto di una pagina web o blog di richiederne la rimozione entro 48 ore e di poterlo rettificare; tutto ciò indipendentemente dalla veridicità del contenuto e senza alcun giudizio da terze parti. Tuttavia il diritto di rivalersi contro diffamazione esiste già, garantito dall'articolo 595 del codice penale.
Se questo decreto verrà approvato, vorrà dire che il libero scambio di opinioni e informazioni che ha reso la rete lo strumento potente che oggi conosciamo, per noi italiani non potrà più esistere. Saremo condizionati fin prima di scrivere; il diritto costituzionale di manifestare il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, garantito dall'articolo 21, verrà violato.
Tutto il mondo si muove intorno al crowdsourcing (il link riporta a Wiki in inglese ovviamente), la costruzione della conoscenza basata sulla folla, ognuno può dare il suo contributo e non solo in campo prettamente scientifico come Wikipedia. Alcune delle aziende più profittevoli al mondo si basano su contenuto creato dagli utenti: basti pensare a Facebook o Youtube.
In Italia si torna indietro: invece di promuovere lo scambio di conoscenza, la si proibisce, si creano deterrenti.
Ma quand'è che ci sveglieremo? In tutto il mondo ci additano come un Paese che torna al fascismo.

Basta, non voglio vivere in un Paese così, non voglio più vergognarmi, non voglio più scendere in piazza con migliaia di persone e vedere che nulla cambia.

Voglio speranza, innovazione, spinta al cambiamento, proposte.
Voglio un Paese che vada avanti, non che torni indietro.

Altri articoli:
- Business Insider
- LaStampa
- GlobalPress

domenica 2 ottobre 2011

Il dilemma di Ulisse

Per chi come me è stato per lunghi periodi da solo lontano da casa, queste parole credo suoneranno caldamente familiari.

Quando si viaggia da soli che sia per lavoro o per piacere si sommano tante di quelle sensazioni che è difficile analizzarle tutte. Sei circondato da mille cose nuove, luoghi, volti, storie, sfide, il piccolo Ulisse che c’è in ognuno di noi esulta. 

Viaggiare dopo un po’ diventa una droga per la testa, ma come tutte le droghe ha le sue controindicazioni.
Sì perché stare “lontani” per tanto tempo ha spesso un prezzo… quello delle lunghe sere soli, quando neanche puoi telefonare a casa, perché lì dall’altra parte del mondo a quell’ora si dorme; quello dei momenti in cui ti trovi nel deserto australiano a guardare il più bel tramonto della tua vita, ma intorno hai solo sconosciuti con cui condividerlo; quello delle domeniche nei parchi a guardare gruppi di amici attorno a un barbecue. Tutto ciò è amplificato al massimo quando il periodo per cui sei fuori, non è né troppo breve, né troppo lungo, perché non hai il tempo di creare relazioni durevoli, ma ad un certo punto ne hai bisogno.

Allora arriva il momento in cui hai voglia di tornare, di sentire il calore delle persone che ami.

E quando torni indietro, beh lì c’è da ridere: la tua testa, i tuoi sensi aperti a 360 gradi devono richiudersi, rinscatolarsi in quello che è la tua quotidianità, dal conoscere mille cose nuove al giorno al ritornare in quello che già conosci. Ulisse si ammazza.

Devo ammettere che questo limbo non mi è mai stato facile da gestire; conciliare la battaglia fra Ulisse e la mia voglia di viaggiare, conoscere, provare, contro la mancanza del calore dei sorrisi che amo è per me la più grande sfida. Spero che crescendo possa trovare un compromesso e fare in modo che le due cose non siano in contrasto fra loro, ma invece siano in un equilibrio che soddisfi la mia “voglia di vita” in entrambi i sensi.

Intanto chiedo a voi se queste sensazioni vi hanno mai toccato da vicino e come riuscite a trovare il VOSTRO equilibrio.