domenica 13 novembre 2011

Innovazione e ricerca: i soliti ignoti

Sono rimasta davvero stupita - e forse ormai faccio male- quando oggi   leggendo i punti principali della legge di stabilità (qui il testo), non ne ho trovato uno relativo al rilancio dell'istruzione, della ricerca e dell'innovazione.

Ma come si fa a pensare di rilanciare un paese senza puntare sulla nascita di nuove imprese? Questa è pura cecità. 

Gli Stati Uniti hanno investito nel 2011 ben 2 miliardi di dollari (non quattro caramelle) nel progetto Startup America per garantire l'accesso ai capitali, accelerare l'innovazione e fornire programmi di mentoring ed educazione imprenditoriale ai giovani con brillanti idee di business. Contemporaneamente è nato Startup America Partnership, un'iniziativa che comprende imprenditori, aziende e università e lavora per dare spinta all'innovazione e all'imprenditorialità, fornendo tutti i servizi e il supporto di cui i nuovi imprenditori hanno bisogno e promuovendo la nascita di network professionali che aiutino le persone e gli enti a trovare nuove partnership di sviluppo.
Tutto ciò nasce dalla constatazione che negli ultimi anni la crescita dei posti di lavoro dovuta alle startup è stata molto più alta di quella creata dalle aziende tradizionali (secondo diverse fonti). I posti di lavoro presenti in aziende con meno di 3 anni rappresentano dal 6 al 12% del totale a seconda dei diversi Stati (qui lo studio della Kauffman Foundation). Secondo la National Venture Capital Association, il 21% del PIL degli Stati Uniti è costituito dai ricavi di aziende finanziate da fondi di Venture Capital, mentre l'investimento totale rappresenta solo lo 0,2% del PIL (dati riportati nello studio "Venture Impact" scaricabile qui).

E in Italia i dati per fortuna non sono meno confortanti: come si legge in un articolo del Sole24Ore, nel 2010 la crescita dei posti di lavoro nelle startup italiane è stata dell'11% contro lo 0,6% delle aziende tradizionali. Perchè quindi non incrementare questa crescita creando cultura e strumenti?

Una delle risposte che mi sono data sta in una cosa semplice, ma per me fondamentale: l'età dei nostri politici.
Un parlamento da Jurassic Park come può essere vicino alle necessità di giovani studenti, ricercatori e imprenditori che vogliono investire le loro forze in tecnologia e scienza? Se l'età media è di 54 anni alla camera e 59 al senato (qui un riepilogo dell'Espresso), da dove dovrebbero arrivare queste grandi lungimiranze? Questi qui la loro vita l'hanno bella che fatta e a quanto pare non hanno minimamente idea di quello che vuol dire dar spinta alla creatività e allo spirito di iniziativa che è tipico di tutt'altra età; e non hanno neanche il senso di responsabilità di  cercare per lo meno di garantirci un futuro. 
E per quanto Mario Monti possa essere osannato come grande economista e accademico, cosa che non metto certo in dubbio, ha pur sempre 68 anni e i potenziali ministri di cui si parla per questo governo tecnico non sono certo di un'altra generazione. 
Se si impasta tutto ciò ad una cultura attaccata alle radici e poco flessibile ai cambiamenti, si giunge al disastro attuale. 

Se i governi non aiutano, bisogna puntare allora sul "crowdsourcing": da noi, dai singoli che diventano folla, devono partire le iniziative che possono portare un vero valore aggiunto alle nostre vite, ai nostri progetti e di riflesso alla nostra economia. 
Ne conosco diverse che mi fa piacere ricordare:
- "Italian startup scene", il gruppo italiano di startuppers e non, più attivo nello scambio e nella condivisione.
- La fondazione Mind The Bridge, uno degli enti italiani che più aiutano  i giovani imprenditori.
- L'associazione La Storia nel Futuro, la quale promuove lo scambio fra studenti e imprenditori fra Italia e Silicon Valley e crea network professionali di valore.
Sono interessanti anche i progetti della Fondazione CRT per Piemonte e Valle D'Aosta.

Spero che iniziative come queste continuino a crescere e grazie al loro successo possano far aprire gli occhi ai nostri politici.

venerdì 4 novembre 2011

Il fascino discreto degli stronzi

Strano nome per un libro... Giulio Cesare Giacobbe, l'autore, "accusa" la sua redazione di averlo scelto. 
Questo libro è arrivato nelle mie mani in un periodo davvero particolare.
E' strano come alcune volte quell'energia costante che trovavi dentro di te, quella spinta, che pensavi inesauribile, ad un certo punto si spegne. Non c'è un determinato momento ovviamente, ma ad un tratto ti ritrovi a pensare perchè? ti sembra di vivere la vita di qualcun altro, che tu stesso invece, mostro, hai creato...e ti sta un po' stretta e vorresti solo fermarti, ma quel treno in corsa che hai lanciato proprio tu di progetti, obiettivi, lavoro da fare, continua a spingerti dalle spalle e tu non puoi fermarti...ma ti perdi.
Vi starete chiedendo, cosa c'entrano gli stronzi? Beh, gli stronzi, per Giacobbe sono quelli che vanno sempre con il treno, sono il treno, sono autosufficienti e sicuri, trovano sempre l'energia necessaria in sè stessi, credono in sè stessi, qualunque cosa accada, insomma sono adulti. Dall'altra parte, infatti, ci sono i "bambini", perenni infelici se soli, cercano la soluzione dei problemi all'esterno, negli altri, cercano qualcuno che gli accudisca (come i bambini veri appunto), che si prenda cura di loro, che gli faccia da genitore e se trovano qualcuno che non è disposto a farlo e "li abbandona" lo chiamano stronzo. (E qui ci andrebbe un'intera dissertazione sui bamboccioni italiani, in casa fino ai 35 anni, come fanno a diventare adulti e autosufficienti?vabbè ma non voglio annoiarvi).

Insomma, citando Giacobbe, i "bambini" sono eterocentrati (cercano la soluzione dei problemi al di fuori di sé), gli stronzi sono autocentrati (HANNO la soluzione dentro di sé). Come avviene questo cambiamento? Passando all'età adulta, tramite la solitudine, unica modalità in cui ognuno di noi impara ad affrontare le difficoltà da solo e quindi a diventare adulto, stronzo, a creare, sempre citando l'autore, un'autoimmagine positiva di se  stessi, grazie alla quale qualsiasi problema ci si presenti, sappiamo che dentro di noi abbiamo le forze per affrontarlo.

Ecco, in alcuni momenti, è questo che mi manca, ma non la consapevolezza che in qualche modo me la cavo, ma la voglia di farlo. Ho perso un po' gli obiettivi e la sicurezza di quello che voglio e di conseguenza la smania del fare, fare e fare. Stronza e bambina si accapigliano spesso dentro di me.

Ecco il principale motivo per cui non scrivevo qui da quasi un mese....ma oggi no! 
L'ho sempre detto che viaggiare aiuta, almeno me. Vi scrivo da Portsmouth, Inghilterra, dove sono arrivata ieri per trovare il migliore amico. Soltanto l'aver conosciuto tutti i ragazzi che vivono qui, in questa casa enorme da Grande Fratello, provenienti da tutto il mondo e il fatto che stamattina possa andare a conoscere un posto nuovo, mi ha decisamente ridato un po' di sana voglia di Vivere...mi sa che almeno per un po', risalgo sul treno e continuo ad intraprendere quel difficile passaggio.

Vado ad esplorare e a ritrovare un po' la stronza che c'è in me.