Per chi come me è stato per lunghi periodi da solo lontano da casa, queste parole credo suoneranno caldamente familiari.
Quando si viaggia da soli che sia per lavoro o per piacere si sommano tante di quelle sensazioni che è difficile analizzarle tutte. Sei circondato da mille cose nuove, luoghi, volti, storie, sfide, il piccolo Ulisse che c’è in ognuno di noi esulta.
Viaggiare dopo un po’ diventa una droga per la testa, ma come tutte le droghe ha le sue controindicazioni.
Sì perché stare “lontani” per tanto tempo ha spesso un prezzo… quello delle lunghe sere soli, quando neanche puoi telefonare a casa, perché lì dall’altra parte del mondo a quell’ora si dorme; quello dei momenti in cui ti trovi nel deserto australiano a guardare il più bel tramonto della tua vita, ma intorno hai solo sconosciuti con cui condividerlo; quello delle domeniche nei parchi a guardare gruppi di amici attorno a un barbecue. Tutto ciò è amplificato al massimo quando il periodo per cui sei fuori, non è né troppo breve, né troppo lungo, perché non hai il tempo di creare relazioni durevoli, ma ad un certo punto ne hai bisogno.
Allora arriva il momento in cui hai voglia di tornare, di sentire il calore delle persone che ami.
E quando torni indietro, beh lì c’è da ridere: la tua testa, i tuoi sensi aperti a 360 gradi devono richiudersi, rinscatolarsi in quello che è la tua quotidianità, dal conoscere mille cose nuove al giorno al ritornare in quello che già conosci. Ulisse si ammazza.
Devo ammettere che questo limbo non mi è mai stato facile da gestire; conciliare la battaglia fra Ulisse e la mia voglia di viaggiare, conoscere, provare, contro la mancanza del calore dei sorrisi che amo è per me la più grande sfida. Spero che crescendo possa trovare un compromesso e fare in modo che le due cose non siano in contrasto fra loro, ma invece siano in un equilibrio che soddisfi la mia “voglia di vita” in entrambi i sensi.
Intanto chiedo a voi se queste sensazioni vi hanno mai toccato da vicino e come riuscite a trovare il VOSTRO equilibrio.
