Ti sembra di essere Superman...
Qui in cinque giorni puoi vedere il tuo nome pubblicato su uno dei più grandi blog tecnologici di innovazione.
Questo è il mondo del self-made man americano, qui se vuoi, puoi, punto.
Ovviamente questo non vuol dire che sia facile, tutt'altro, non puoi presentarti un giorno, anche con l'idea più innovativa della terra, e pensare che ti stiano ad ascoltare; me l'hanno detto tante volte: non è l'idea in sè che conta, ma come la porti avanti.
Qui ho imparato che le persone e i loro rapporti sono la chiave di tutto.
Le due parole chiave della Silicon Valley sono team e networking.
Il team
Avete mai provato a lavorare sul progetto più interessante al mondo con persone con cui non avete grande feeling?
Immaginate se il lavoro con queste persone e loro stesse influenzassero l'andamento di ciò in cui più credete e del vostro conto in banca. Ecco questo è quello che i co-fondatori di una startup si trovano ad affrontare: scegliere i loro soci, forse un lavoro più difficile che scegliere chi sposare.
Il team è ciò che fa andare avanti o meno le cose, è quello che viene scelto dagli investitori ed è ciò che ti farà continuare a credere anche nei giorni più bui.
Lezione 1: se ha un'idea e vuoi provarci scegliti i tuoi soci come se li dovessi sposare domani (grazie Loris Degioanni)
Il networking
Ma cos'è sto networking? In Silicon Valley non si fa altro e mentre di solito "sono i soldi che fanno girare il mondo", qui è il networking. Conoscere nuove persone, avere scambi di idee è ciò che rende questo posto così speciale.
La cultura che c'è qui è unica, la collaborazione e l'aiuto reciproco sono visti come chiave del successo! Loro la chiamano la "win-win situation" dove tutti vincono. Qui hanno capito che la cooperazione e e l'aiuto senza eventuale ritorno paga nel lungo periodo.
Qui i rapporti di lavoro (come dovunque) funzionano grazie alle presentazioni e alla referenze fornite da altri, ma una "raccomandazione" non avviene perchè lui è il figlio del cugino di mio zio, ma perchè le persone vengono considerate per quello che sono, se valgono o meno, senza troppi problemi.
Il networking è quindi la chiave per farsi conoscere e valutare, creare relazioni profittevoli, scambiarsi feedback sulle proprie idee ed averne di nuove.
La vera differenza qui è che, dato che si valutano le persone per quello che sono, il fatto che tu abbia 15 anni o 50 non influenza in partenza l'opinione degli altri e quindi la disponibilità a starti a sentire. Sono stata alla conferenza Teens in Tech Conference in cui ragazzini di 14 anni erano fondatori di startup di successo, quindi vi assicuro davvero che l'età, come qualunque altra variabile (colore della pelle, credo, paese di origine) non è discriminante.
L'altra parola chiave della valle è ovviamente Entrepreneurship, imprenditorialità. Anche qui credo che valga la pena spendere due parole su come il concetto di imprenditore qui sia totalmente lontano da quello tipico italiano.
Chi è il tipico imprenditore in Italia? La prima figura che ci viene in mente è solitamente una persona sulla cinquantina un pò spocchiosa ed esibizionista (grandi macchine, vestiti firmati,..) che non ha raggiunto grandi livelli di istruzione, che è riuscito a tirare su e porta avanti un'impresa in settori tradizionali (edilizia, commercio, industria...) spesso non senza giri strani di soldi, favori, ecc...di cui principe dei principi il nostro caro nano.
Ok, ora prendiamo l'imprenditore in Silicon Valley: una laurea o un dottorato; età media 20-30 anni; lavora su un prodotto che ha il potenziale (o già lo fa) di cambiare la vita delle persone; veste jeans e maglietta quando viene intervistato agli eventi di settore; ha piacere a far due chiacchiere con chiunque, ad aiutare e lasciare feedback e consigli ad altri che come lui vogliono provarci; spesso e volentieri (magari prima del primo round di finanziamento) dorme sul divano a casa di un amico e va in giro in bicicletta.
Una bella differenza vero? Questo perchè qui vale quello che sei, l'intelligenza, la cultura e la volontà di scambio con il prossimo. E l'umiltà.
Questo è il mondo del self-made man americano, qui se vuoi, puoi, punto.
Ovviamente questo non vuol dire che sia facile, tutt'altro, non puoi presentarti un giorno, anche con l'idea più innovativa della terra, e pensare che ti stiano ad ascoltare; me l'hanno detto tante volte: non è l'idea in sè che conta, ma come la porti avanti.
Qui ho imparato che le persone e i loro rapporti sono la chiave di tutto.
Le due parole chiave della Silicon Valley sono team e networking.
Il team
Avete mai provato a lavorare sul progetto più interessante al mondo con persone con cui non avete grande feeling?
Immaginate se il lavoro con queste persone e loro stesse influenzassero l'andamento di ciò in cui più credete e del vostro conto in banca. Ecco questo è quello che i co-fondatori di una startup si trovano ad affrontare: scegliere i loro soci, forse un lavoro più difficile che scegliere chi sposare.
Il team è ciò che fa andare avanti o meno le cose, è quello che viene scelto dagli investitori ed è ciò che ti farà continuare a credere anche nei giorni più bui.
Lezione 1: se ha un'idea e vuoi provarci scegliti i tuoi soci come se li dovessi sposare domani (grazie Loris Degioanni)
Il networking
Ma cos'è sto networking? In Silicon Valley non si fa altro e mentre di solito "sono i soldi che fanno girare il mondo", qui è il networking. Conoscere nuove persone, avere scambi di idee è ciò che rende questo posto così speciale.
La cultura che c'è qui è unica, la collaborazione e l'aiuto reciproco sono visti come chiave del successo! Loro la chiamano la "win-win situation" dove tutti vincono. Qui hanno capito che la cooperazione e e l'aiuto senza eventuale ritorno paga nel lungo periodo.
Qui i rapporti di lavoro (come dovunque) funzionano grazie alle presentazioni e alla referenze fornite da altri, ma una "raccomandazione" non avviene perchè lui è il figlio del cugino di mio zio, ma perchè le persone vengono considerate per quello che sono, se valgono o meno, senza troppi problemi.
Il networking è quindi la chiave per farsi conoscere e valutare, creare relazioni profittevoli, scambiarsi feedback sulle proprie idee ed averne di nuove.
La vera differenza qui è che, dato che si valutano le persone per quello che sono, il fatto che tu abbia 15 anni o 50 non influenza in partenza l'opinione degli altri e quindi la disponibilità a starti a sentire. Sono stata alla conferenza Teens in Tech Conference in cui ragazzini di 14 anni erano fondatori di startup di successo, quindi vi assicuro davvero che l'età, come qualunque altra variabile (colore della pelle, credo, paese di origine) non è discriminante.
L'altra parola chiave della valle è ovviamente Entrepreneurship, imprenditorialità. Anche qui credo che valga la pena spendere due parole su come il concetto di imprenditore qui sia totalmente lontano da quello tipico italiano.
Chi è il tipico imprenditore in Italia? La prima figura che ci viene in mente è solitamente una persona sulla cinquantina un pò spocchiosa ed esibizionista (grandi macchine, vestiti firmati,..) che non ha raggiunto grandi livelli di istruzione, che è riuscito a tirare su e porta avanti un'impresa in settori tradizionali (edilizia, commercio, industria...) spesso non senza giri strani di soldi, favori, ecc...di cui principe dei principi il nostro caro nano.
Ok, ora prendiamo l'imprenditore in Silicon Valley: una laurea o un dottorato; età media 20-30 anni; lavora su un prodotto che ha il potenziale (o già lo fa) di cambiare la vita delle persone; veste jeans e maglietta quando viene intervistato agli eventi di settore; ha piacere a far due chiacchiere con chiunque, ad aiutare e lasciare feedback e consigli ad altri che come lui vogliono provarci; spesso e volentieri (magari prima del primo round di finanziamento) dorme sul divano a casa di un amico e va in giro in bicicletta.
Una bella differenza vero? Questo perchè qui vale quello che sei, l'intelligenza, la cultura e la volontà di scambio con il prossimo. E l'umiltà.
