mercoledì 21 settembre 2011

Allora è così che deve sentirsi un proiettile...

Io sono Italiana e in quanto tale sono abituata ai nostri ritmi: anche se ti impegni tanto, quello che vuoi, se arriva, di solito non arriva subito. Perchè? Burocrazia, le possibilità devi andartele a cercare, quello deve parlare con quell'altro, "eh ma tu adesso da dove arrivi con queste pretese" e tutte le problematiche a cui siamo abituati.
Qui in Silicon Valley mi sono, invece, resa conto che le cose prima di tutto accadono, ma sopratutto accadono in fretta.
Qui il racconto della mia esperienza al Mind the Bridge open house's event:

Ore 17.00 venerdì 9 settembre: Arrivo alla sede di Microsoft a Mountainview, che ospita l'evento Mega Startup Weekend. Un carpool organizzato il giorno prima e via in macchina da San Francisco con 4 sconosciuti, simpatici.
Per chi non conoscesse Startup Weekend  si tratta di un evento in cui durante 54 ore (dal venerdì sera alla domenica pomeriggio) si sviluppa un'applicazione web o mobile, come base per un modello di business. I team di lavoro vengono creati in maniera completamente casuale: appena arrivati si ascoltano le idee altrui o si propone una propria ed ognuno sceglie il progetto su cui lavorare. Mega Startup Weekend è il più grande evento di questo tipo mai organizzato, in cui erano presenti 300 persone e tre categorie di progetti da scegliere: Health, Gaming ed Education, quella scelta da me. Veniva eletto un vincitore per ogni categoria; i tre sarebbero poi andati all'evento DEMOfall2011 a presentare la loro idea, partecipando al premio Rising Star di Startup America.

Ore 20.00 venerdì 9 settembre: Scelgo un'idea che mi sembra promettente: creare un nuovo tipo di  banner pubblicitari su internet con giochi educativi (tipo quiz) al loro interno per coinvolgere di più l'utente.
Si forma un team intorno al progetto, gente proveniente da tutto il mondo, ma ci mancano gli sviluppatori. Riesco a convincere un ingegnere che era nella categoria Gaming a lavorare nel nostro team. Grande entusiasmo, iniziamo a pianificare il da farsi, ovviamente bisogna creare un prototipo.

Ore 00.30 sabato 10 settembre: Finiamo il plan iniziale e appuntamento 09.30 per cominciare a lavorare. Nel team già vedo che le competenze non sono omogenee, nè complementari e abbiamo difficoltà di comunicazione. Stanca morta, ritrovo i miei amici del carpool, si torna a casa.

Ore 09.30 sabato 10 settembre: Solo io e il mio amico sviluppatore siamo lì.

Ore 10.30 sabato 10 settembre: Non arriva nessun altro, lo sviluppatore torna nella categoria Gaming e abbandona il team.

Ore 11.00 sabato 10 settembre:Arriva finalmente Tony, il ragazzo sud-coreano che aveva avuto l'idea iniziale, con un altro componente del team che dice di saper programmare e poter creare la demo di cui abbiamo bisogno. Man mano arriva qualcun altro.

Ore 16.00 sabato 10 settembre: Siamo senza demo, il ragazzo che diceva di sapere programmare riesce a mala pena a creare un sito web con un software apposta. Nessuno prende le redini della situazione, molti se ne vanno, io provo a fare il business model, ma ogni volta i pochi rimasti cambiano idea.

Ore 17.30 sabato 10 settembre: Mollo il team, ancora non avevamo assolutamente niente in mano. Non so se tornerò domani, sento di star perdendo il mio tempo.Vado ad aiutare un altro gruppo nell'elaborazione del business model.

Ore 19.30 sabato 10 settembre: Mega festa!! Il morale torna alto. :-)

Ore 9.30 domenica 11 settembre:Sono di nuovo lì, decido che questa esperienza voglio viverla fino alla 54esima ora!
Arriva Tony e mi dice che ha trovato il modo di fare la demo. Inizio allora a fare la presentazione, mentre lui e altri arrivati dopo sviluppano il prototipo. I problemi di "feeling" nel team continuano comunque.

Ore 12.00 domenica 11 settembre: Prototipo finito! Inizia la validazione degli utenti del nostro prodotto: usiamo un test confrontando una normale pubblicità di Gucci e un quiz creato da noi (eccolo :http://www.adgame.co/test.html); stessa cosa per una pubblicità di Microsoft (http://www.adgame.co/test-2.html)
Risultati incoraggianti: più della metà degli intervistati trova più coinvolgente il nostro banner!

Ore 16.00 domenica 11 settembre: Presentazione del progetto. Siamo gli ultimi a presentare della categoria Education. Tra i tre giudici ce n'è uno davvero severo e io sono preoccupata.
Tony presenta. Il giudice si alza in piedi, apre il portafoglio e dice: "Here's all my money, I wanna invest in your company!".
Vinciamo!
Oddio, DEMO inizia domani.

Ore 18.00 lunedì 12 settembre: Aperitivo di apertura DEMO a Santa Clara; ci dicono che siamo in competizione con le altre due startup votate nelle altre categorie di Mega Startup Weekend: per vincere il premio Rising Star, dobbiamo farci votare dai partecipanti all'evento. Il vincitore avrà diritto alla presentazione del progetto e del prototipo sul palco principale, presentazione che alle altre startup partecipanti è costato 18.000 $. Niente male!

Ore 1.00 martedì 13 settembre: Finiamo di lavorare al prototipo nuovo, fatto apposta per l'evento DEMO fall2011 (visibile qui: http://www.fiveml.com/5ml/K5k0vCli).
Per fortuna che c'era il divano del mio amico Antonio a Palo Alto, così non sono dovuta tornare a San Francisco.

Martedì 13 settembre: Marketing a più non posso: giro tutti gli stand di DEMO parlando con chiunque mi capita davanti del nostro prodotto, mostrando il prototipo, ma sopratutto chiedendo il voto. Prima intervista professionale della mia vita.

Ore 13.00 Mercoledì 14 settembre: Aspettiamo dalla mattina presto l'esito dei voti. L'organizzatrice di Startup America chiama tutti a rapporto: abbiamo vinto!
Il pitch è fra due ore, bisogna prepararlo. Abbiamo bisogno di credibilità: convinco la responsabile di MicrosoftBizPark, sponsor dell'evento, a scrivere un articolo su di noi sul loro blog prima della presentazione finale e...lo scrive!

Ore 16.00 Mercoledì 14 settembre: Tony fa una presentazione eccellente! Grandi applausi e entusiasmo! DEMO è finito, ci siamo meritati un bel bicchiere di vino.
Uno dei blog tecnologici più famosi scrive di noi.

Ore 09.00 Giovedì 15 settembre: Vi prego lasciatemi dormire!


E ora la domanda da un milione di dollari: e cosa succede adesso?

Se ve la devo proprio raccontare tutta: niente per il momento. Il team continua a non funzionare come dall'inizio e non si può intraprendere un progetto sapendo che fra le persone non funziona in partenza. In più Tony ha deciso di andare avanti con altre persone, escludendo tutti gli altri del team, con mio grande disappunto.
Perciò al momento questo progetto lo tengo nel cassetto insieme agli altri che ho in testa e intanto continuo per la mia strada, di sicuro questa deviazione mi ha portato in 5 giorni tanta esperienza pari a quella che solitamente avrei guadagnato in anni.

domenica 18 settembre 2011

Il pier 38

Se al pier 39 di San Francisco ci sono i leoni marini, al pier 38 ci sono bestie ancora più strane!

Il pier 38 è (purtroppo ancora per poco perchè forse verrà chiuso) uno degli spazi di co-working sparsi per la città, ed è qui che si trova il nostro Mind The Bridge (Mtb).
Per chi non lo sapesse Mtb è una fondazione di Marco Marinucci, manager in Google, che lavora per creare un ponte fra giovane imprenditorialità italiana e l'ecosistema della Silicon Valley, offrendo supporto e insegnamento.
E' davvero confortante e mi riempie di speranza vedere che ragazzi che lavorano o vanno all'università invece di andarsi a fare la vacanza al mare, vengono tre settimane a San Francisco a capire come gira il mondo da queste parti.
Cosa ci faccio io al pier 38? Prendo come cavie da ricerca le startup passate per Mtb e scrivo la mia tesi sulle aziende nascenti a cavallo fra Italia e Stati Uniti...e ovviamente cerco di capire anch'io come gira il mondo!

Ma torniamo al focus del post...
Al pier 38 non si affitta un ufficio, ma si affitta un desk...sì proprio una scrivania!
Lo scopo di luoghi come questo è quello di favorire la collaborazione e lo scambio di idee ed è spesso per questo la formula preferita dalle startup e da incubatori come Dogpatch e Opinno. Gente proveniente da tutto il mondo lavora insieme in un openspace, si incontra davanti alla macchina del caffè, espone i propri progetti agli altri; è così che nascono le sinergie.
L'idea di co-working è nata qui nella valley nel 2006, con "Hat Factory", fondato a San Francisco da Brad Neuberg, successivamente cofondatore di  Citizen Space, il primo spazio condiviso "work only", da cui è poi nato un vero e proprio movimento mondiale.
Anche in Italia questa formula innovativa di spazio di lavoro si sta sempre più diffondendo, per favorire la mobilità di persone ed idee. Inoltre affittare un proprio desk in uno spazio co-working consente di  preoccuparsi soltanto di portare lì testa e computer, senza dover pagare utenze e avendo a disposizione tutto ciò di cui si ha bisogno in un ufficio, come stampanti, fax e sale riunioni.
Perciò amici...let's CO-work!

Per maggiori informazioni sul co-working in Italia, visitate:

Esperienze...let's share!

Ragazzi postate qui le esperienze che volete condividere, è importante il vostro contributo!

San Francisco e la Silicon Valley, dove tutto è possibile (o quasi)



Ti sembra di essere Superman...
Qui in cinque giorni puoi vedere il tuo nome pubblicato su uno dei più grandi blog tecnologici di innovazione.
Questo è il mondo del self-made man americano, qui se vuoi, puoi, punto.

Ovviamente questo non vuol dire che sia facile, tutt'altro, non puoi presentarti un giorno, anche con l'idea più innovativa della terra, e pensare che ti stiano ad ascoltare; me l'hanno detto tante volte: non è l'idea in sè che conta, ma come la porti avanti.
Qui ho imparato che le persone e i loro rapporti sono la chiave di tutto.

Le due parole chiave della Silicon Valley sono team e networking.

Il team

Avete mai provato a lavorare sul progetto più interessante al mondo con persone con cui non avete grande feeling?
Immaginate se il lavoro con queste persone e loro stesse influenzassero l'andamento di ciò in cui più credete e del vostro conto in banca. Ecco questo è quello che i co-fondatori di una startup si trovano ad affrontare: scegliere i loro soci, forse un lavoro più difficile che scegliere chi sposare.
Il team è ciò che fa andare avanti o meno le cose, è quello che viene scelto dagli investitori ed è ciò che ti farà continuare a credere anche nei giorni più bui.
Lezione 1: se ha un'idea e vuoi provarci scegliti i tuoi soci come se li dovessi sposare domani (grazie Loris Degioanni)

Il networking

Ma cos'è sto networking? In Silicon Valley non si fa altro e mentre di solito "sono i soldi che fanno girare il mondo", qui è il networking. Conoscere nuove persone, avere scambi di idee è ciò che rende questo posto così speciale.
La cultura che c'è qui è unica, la collaborazione e l'aiuto reciproco sono visti come chiave del successo! Loro la chiamano la "win-win situation" dove tutti vincono. Qui hanno capito che la cooperazione e e l'aiuto senza eventuale ritorno paga nel lungo periodo.
Qui i rapporti di lavoro (come dovunque) funzionano grazie alle presentazioni e alla referenze fornite da altri, ma una "raccomandazione" non avviene perchè lui è il figlio del cugino di mio zio, ma perchè le persone vengono considerate per quello che sono, se valgono o meno, senza troppi problemi.
Il networking è quindi la chiave per farsi conoscere e valutare, creare relazioni profittevoli, scambiarsi feedback sulle proprie idee ed averne di nuove.
La vera differenza qui è che, dato che si valutano le persone per quello che sono, il fatto che tu abbia 15 anni o 50 non influenza in partenza l'opinione degli altri e quindi la disponibilità a starti a sentire. Sono stata alla conferenza Teens in Tech Conference in cui ragazzini di 14 anni erano fondatori di startup di successo, quindi vi assicuro davvero che l'età, come qualunque altra variabile (colore della pelle, credo, paese di origine) non è discriminante.

L'altra parola chiave della valle è ovviamente Entrepreneurship, imprenditorialità. Anche qui credo che valga la pena spendere due parole su come il concetto di imprenditore qui sia totalmente lontano da quello tipico italiano.
Chi è il tipico imprenditore in Italia? La prima figura che ci viene in mente è solitamente una persona sulla cinquantina un pò spocchiosa ed esibizionista (grandi macchine, vestiti firmati,..) che non ha raggiunto grandi livelli di istruzione, che è riuscito a tirare su e porta avanti un'impresa in settori tradizionali (edilizia, commercio, industria...) spesso non senza giri strani di soldi, favori, ecc...di cui principe dei principi il nostro caro nano.
Ok, ora prendiamo l'imprenditore in Silicon Valley: una laurea o un dottorato; età media 20-30 anni; lavora su un prodotto che ha il potenziale (o già lo fa) di cambiare la vita delle persone; veste jeans e maglietta quando viene intervistato agli eventi di settore; ha piacere a far due chiacchiere con chiunque, ad aiutare e lasciare feedback e consigli ad altri che come lui vogliono provarci; spesso e volentieri (magari prima del primo round di finanziamento) dorme sul divano a casa di un amico e va in giro in bicicletta.
Una bella differenza vero? Questo perchè qui vale quello che sei, l'intelligenza, la cultura e la volontà di scambio con il prossimo. E l'umiltà.

Perchè essere italiani non è poi così male

Vivendo a contatto con culture diverse, ci sono alcune dei valori e delle capacità insite nel dna italiano che vengono a poco a poco in evidenza.
Il sangue italiano porta in sè "l'arte dell'arrangiarsi"; il nostro popolo ha dovuto da sempre affrontare vicende storiche in cui solo l'ingegno poteva essere d'aiuto nel sopravvivere.
Questa capacità degli italiani è davvero unica; negli Stati Uniti, la gente è abituata a seguire procedure, eseguire piani, nel momento in cui c'è qualcosa che esce dai piani, panico. 
Un italiano è abituato a vivere nel caos, gestisce il caos e "no matter how" una cosa la fa e il grande successo di un imprenditore è dato dall'abilità di portare a termine qualcosa a prescindere dal come; gli italiani, quindi, si contraddistinguono per grandi capacità di gestione in ambienti in continuo mutamento.
Un altro grande nostro punto di forza e differenza è nei rapporti sociali. Riusciamo a creare rapporti più profondi e diretti. 
Uno dei grandi problemi dei rapporti sociali in USA è, secondo me, la mancanza di scambi veri e profondi. Questo ha impatto sia sui rapporti personali, come è possibile immaginare, sia sui rapporti lavorativi.
La capacità distintiva degli italiani è quella di essere più diretti, superando la barriera data dall'educazione di origine tutta inglese (politeness), che spesso porta a fraintendimenti e mancanza di chiarezza.
In più, per quello che è la mia esperienza, i valori di amicizia e famiglia che ci portiamo dentro sono qualcosa di unico e raro e non è un caso che spesso anche all'estero molti italiani cerchino "loro simili" per condividere le loro vite, formando vere e proprie comunità come quella che abbiamo noi qui in Silicon Valley.
Essere italiani all'estero non è quindi poi così male, basta saper riconoscere e puntare sulle nostre caratteristiche distintive.
Ovviamente queste sono solo le mie idee e spero di poterne sentire altre e diverse. Scrivete!